Pubblichiamo un racconto molto bello, che ha già suscitato molti apprezzamenti, nel quale rivive un ricordo di gioventù di Pietro Errante, castelvetranese, che da ragazzo, tra i tanti regali che poteva chiedere dopo avere superato gli esami di licenza media, chiese … un viaggio sulla nostra Ferrovia di Selinunte!
Ringraziamo l’amico di Sicilia in Treno Antonino Giglio per avere reso noto questo ricordo di giovinezza, che vi invitiamo a leggere.

Il racconto

La littorina si mosse lentamente sul piccolo binario a scartamento ridotto. Emise il suo fischio stridulo e si spostò verso la curva di San Martino acquistando lieve velocità dopo aver oltrepassato il primo passaggio a livello con un breve rallentamento su quello della via Selinunte. Erano le 6,30 del 28 giugno 1964.

Avevo superato gli esami di licenza media con ottimi voti, chiesi a mamma e papà un regalo speciale: i soldi per il biglietto ferroviario Castelvetrano - Porto Empedocle andata e ritorno. Sono stato sempre innamorato di treni, di orari, di coincidenze, di scambi, di stazioni ferroviarie ma soprattutto di paesaggi, di natura, di immagini, di colori e sapori che solo il treno ti consente di gustare. Qual trenino poi, anzi quella littorina, era così lenta che ti faceva gustare ogni metro della costa sud-occidentale della Sicilia. Avevo già preso sia il trenino ciuf ciuf, sia la littorina per recarmi a Selinunte, ma questa volta volli trascorrere l’intera giornata gustandomi tutto il percorso da Castelvetrano a Porto Empedocle. Ricordo che mamma mi preparò degli ottimi panini, un paio di banane e una bottiglia d’acqua fresca. il tutto inserito in apposita borsa frigo con tanto di siberino. Avevo compiuto da poco 13 anni, mamma però mi fece le solite raccomandazioni: “Stai attento,non scendere dal treno, quando arrivi telefona” e mi diede un sacchetto pieno di gettoni telefonici.
La giornata era splendida, calda, assolata ma ancora per fortuna non afosa. L’estate di fatto era già esplosa con i suoi sapori e colori che in quegli anni assumevano dimensioni trascendenti.
La littorina filò “veloce” fino alla fermata di Latomie Santa Teresa, dove salirono alcuni passeggeri diretti a Selinunte. Sul lungo rettilineo delle Tre Salme cominciai a intravedere il tempio G con il Fuso della Vecchia e il tempio E magnificamente rimesso in piedi. Lentamente la littorina vi passò davanti, attraversò il passaggio a livello mentre col finestrino aperto mi godevo lo spettacolo dei templi, poi curvò dolcemente verso sinistra e sibilando il suo fischio stridulo si fermò nel primo dei due binari che costituivano la stazioncina di Selinunte.
Dopo alcuni minuti fu dato il segnale di via e riprendemmo il nostro viaggio, con mia grande emozione, dato che oltre la stazione di Selinunte non ero mai andato. Quasi tutti i passeggeri scesero a Selinunte, nella littorina rimasi praticamente solo io. Il capotreno mi venne vicino e disse:” Giovanotto vedi che siamo a Selinunte, stiamo per proseguire”. “Lo so - risposi mostrando il biglietto di andata e ritorno - è il mio regalo di promozione”. “Ma scherzi? Sai quando arriveremo a Porto Empedocle?” “Alle 11,30, il tempo di mangiare e torno con la stessa littorina che riparte se non sbaglio alle 14,30”. Il capotreno si allontanò pensando che fossi un po’ fuori di testa ed io mi sedetti a godermi in solitudine assoluta la littorina che correva lungo le coste tra le più belle del mondo.

Commozione indescrivibile fu il passaggio sul ponte di ferro del Belìce, poi tanti e diversi paesaggi tra campagne, coste, frutteti, vigne, uliveti, pendii dolci e lunghe pianure. Porto Palo, Menfi, Sciacca, Ribera, Montallegro, Siculiana, Realmonte, Porto Empedocle, mentre tra i fischi della littorina scorreva il mare, filavano lentamente i prati in un tripudio di saliscendi da non oltre 40 km orari.
Spesso la littorina, dove nel frattempo si erano accomodate altre persone salite nelle stazioni intermedie, rallentava a tal punto che ci vedevamo sorpassare dalle galline in corsa, spaventate dal fischio o dal rumore delle ruote sulle rotaie.
C’erano anche fermate non previste, con i saluti ai contadini che offrivano frutti, formaggi, ortaggi. Fummo in orario a Porto Empedocle. Scesi dalla littorina per sgranchire un po’ le gambe, telefonai a casa da un telefono a gettoni, rassicurai mamma e mi accomodai su una panchina per mangiare il ben di Dio che avevo nella borsa frigo.
Alle 14,30 rifeci il viaggio e fui a Castelvetrano verso le 19,30. Il ritorno fu altrettanto interessante, sia per il ripetersi di squarci paesaggistici da sogno sia per le solite fermate non previste con i soliti saluti di contadini e pastori che offrivano prodotti agricoli e caseari.
Sul ponte di ferro del Belìce la littorina rallentò facendoci godere quella spiaggia desertica, immacolata e quel mare turchino dove sfociava il fiume. A Selinunte la littorina si riempì di vacanzieri che rientravano a Castelvetrano. Dove trovai mio padre che mi aspettava con la sua seicento color sabbia. Fu uno dei giorni più belli della mia vita.


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L’Autore

Pietro Errante è nato a Castelvetrano 66 anni fa e vi risiede dalla nascita. Laureato in lettere classiche a Firenze nel 1974, ha conseguito la specializzazione in esperto dei problemi dei Paesi in via di sviluppo nel 1975 presso l’Università di Palermo. Dal 1980 al 2000 è stato corrispondente dalla Valle del Belice del Giornale di Sicilia. È in pensione dopo 38 anni di attività come direttore amministrativo nelle scuole pubbliche. Ha recentemente scritto i volumi “Tra realtà ed estasi” e “Sogni di terra e di mare”, pubblicati per i tipi della Lithos di Castelvetrano. È in uscita un terzo volume, “Il vento delle emozioni” per lo stesso editore.

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