La notizia dell’incendio avvenuto al deposito di Castelvetrano venerdì pomeriggio colpisce tutti gli appassionati della storia ferroviaria, in particolare quelli siciliani che ben conoscono il valore dei rotabili superstiti accantonati a Castelvetrano e degli altri pochi esemplari sopravvissuti.

Sino ad ora l’attività e l’impegno di chi vi scrive per salvare questi rotabili non sono mai stati resi noti proprio per la consapevolezza che, in una situazione di enorme vulnerabilità creatasi con lo stato di abbandono in cui versa da più di due anni il deposito di Castelvetrano, chiunque avesse avuto un qualsiasi interesse ad intralciare le nostre iniziative avrebbe avuto davanti una via facilissima da percorrere.

Ora però, nel momento in cui l’iniziativa e l’azione intraprese hanno portato al risultato di ricevere in termini effettivamente concreti il pieno appoggio di Trenitalia s.p.a. nel progetto di recupero di questi rotabili insieme ad altri pure di interesse storico-culturale, non possiamo più consentire che l’incuria ci faccia sfuggire da sotto le dita l’oggetto del nostro impegno e della nostra passione.

Ecco quindi un dettagliato resoconto di quanto avvenuto venerdì a Castelvetrano, dei risultati del sopralluogo che chi vi scrive ha effettuato sabato 14 marzo, un breve riepilogo riguardante i rotabili dello scartamento ridotto e le inaccettabili condizioni in cui si trovano nel deposito di Castelvetrano ed il progetto che si vorrebbe intraprendere.

IL VALORE STORICO DEI ROTABILI ACCANTONATI A CASTELVETRANO E I PROGETTI REDATTI

I rotabili accantonati a Castelvetrano sono i superstiti dei mezzi a scartamento ridotto (distanza tra le rotaie 950 mm) che hanno percorso la rete ferroviaria complementare della Sicilia, una rete che alla sua massima espansione raggiunse lo sviluppo di circa 530 km!

La prima linea a scartamento ridotto ad entrare in servizio in Sicilia fu la Palermo S. Erasmo – Corleone (24 maggio 1886) esercita da una società privata. Le Ferrovie dello Stato aprirono al traffico la prima tratta il 20 giugno 1910. Si trattava della linea Partanna – Castelvetrano – Selinunte.

Le quattro automotrici termiche RALn 60 accantonate dal 1986 all’interno di due rimesse del deposito di Castelvetrano sono, insieme alla RALn 60 esposta presso la Stazione di Villarosa e amorevolmente custodita da Primo David, insieme al famoso Treno Museo, le superstiti del gruppo di 25 esemplari costruiti nel 1949 espressamente ed unicamente per la rete complementare siciliana. Di questa rete, destinata a coprire con una infrastruttura dai costi di costruzione e gestione contenuti, le aree del territorio isolano non servite dalla rete a scartamento ordinario (1.435 mm), la stazione di Castelvetrano fu il nodo principale, caratterizzata peraltro dalla compresenza dei due scartamenti e quindi dal traffico di scambio delle tra le due reti. Di ciò è tuttora testimonianza l’ampio deposito nel quale si intrecciano binari con i due scartamenti, con la presenza, davvero importante dal punto di vista della tecnica ferroviaria, di una piattaforma per il giramento delle locomotive a vapore in cui sono presenti quattro rotaie per potere ospitare entrambe le tipologie di locomotive, a scartamento ordinario e ridotto. Una vera rarità.

Proprio in questi mesi, dall’ottobre 2008, chi vi scrive (gli attuali fondatori di SiT nonché creatori di Ferrovie di Selinute - nota aggiunta al testo originario) grazie alla collaborazione con Trenitalia s.p.a., ha iniziato una attività di progettazione per il recupero di alcuni rotabili che, come prima evidenziato, appartengono in maniera assolutamente caratteristica alla storia e quindi alla cultura della ferrovia siciliana. In tale progetto proprio i mezzi a scartamento ridotto presenti a Castelvetrano sono protagonisti.

Il progetto prevede il recupero dei rotabili a scartamento ridotto sia in quanto testimonianza in sè della storia ferroviaria siciliana, sia quale premessa indispensabile per potere successivamente riportare in vita a scopi turistici, così come già realizzato in molte parti d’Europa, un breve tratto di linea a scartamento ridotto. Questo obiettivo, in una terra come la Sicilia, nella quale la ferrovia, in generale, rimane il mezzo per eccellenza dal quale si ha la percezione più corretta del paesaggio, appare certamente raggiungibile con la creazione di una opportuna sinergia che si sta cercando di creare.

Nessuno, oltre chi vi scrive (ed i responsabili di Trenitalia), può dire di sapere cosa ha fatto sino ad ora e cosa si intende fare per salvare i rotabili a scartamento ridotto.

IL SOPRALLUOGO

Le automotrici vittime dell'incendio di ieri sono le due macchine accantonate presso la rimessa più piccola, mezzi che fino a tre anni fa, quando i capannoni erano chiusi, si presentavano in condizioni praticamente perfette (devi foto). La RAln6003 purtroppo è andata persa, il telaio si è imbarcato per il calore e non rimane nulla degli interni. Il fuoco però sembra aver divorato la cassa dal piano di calpestio in su (lo si può notare dalla divisione netta tra parte bruciata e fascia dei carter, in cui la vernice è ancora presente e non intaccata), questo fa sperare che almeno parte della motorizzazione e i carrelli si possano recuperare in sede di cannibalizzazione.

La RAln6011, che si trovava accanto, forse grazie al tempestivo arrivo dei vigili del fuoco, ha "soltanto" risentito del calore sprigionato dall'automotrice gemella in fiamme ma per fortuna niente ha preso fuoco al suo interno. Il risultato sono pareti e arredi anneriti dalla furiggine, pannellatura di rivestimento interno del tetto (in materiale plastico) deformata per il calore e tutta la fiancata esposta al fuoco... praticamente sverniciata a caldo! Poteva andare ben peggio. Anche il locomotore da manovra D212 è stato semplicemente "affumicato" e ad una ispezione superficiale non presentava parti danneggiate.

La situazione comunque resta grave: ispezionando le due RAln 60 superstiti, situate in un altro capannone, abbiamo trovato un bivacco accanto a una delle due macchine (lo si può notare da una foto a corredo dell’articolo). Ciò fa capire quanto la situazione sia ancora rischiosa.

Alleghiamo anche una breve serie di scatti realizzati tre anni fa, quando le rimesse erano chiuse, e sei mesi fa, dopo il saccheggio operato sulle automotrici, vandalizzate in molte parti e dalle quali sono stati portati via elementi meccanici e materiali metallici. Per capire che cosa si è perso. E per capire che non bisogna permettere che le altre due RAln60 subiscano lo stesso destino.