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Categoria: Modellismo
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Riceviamo e volentieri pubblichiamo un interessante articolo di elaborazione modellistica dell'amico Fabrizio Caramazza, che ha riprodotto in scala 1:87 il famoso Complesso Istruzione Freno. Buona lettura!

Un po di storia…

Nell’ottica di migliorare continuamente l’addestramento e le capacità del personale di condotta, nel 1988 le FS diedero il via libera alla realizzazione del Complesso Istruzione Freno, un moderno “simulatore” in grado di fornire al personale un riscontro chiaro e semplice sul funzionamento del freno continuo su qualsiasi rotabile e in qualsiasi situazione possibile.

Il convoglio, formato da una carrozza tipo UIC-X di seconda classe e da un carro a grande capacità tipo GABS, venne allestito nelle officine di Cittadella e consegnato ufficialmente alle FS nel 1990.

La carrozza UIC-X ospitava, oltre ai locali di servizio, anche la grande aula didattica dove trovavano posto 24 poltroncine disposte ad ampio semicerchio, il banco con i diversi rubinetti del freno, tre grandi quadri sinottici e l’elaboratore con cui era possibile programmare le diverse simulazioni e gestire l’intero sistema.

Il carro GABS costituiva invece il “cuore” dell’intero convoglio.

Al suo interno trovavano infatti posto un gruppo elettrogeno per l’alimentazione dei sistemi di bordo e gli impianti freno di ben 36 veicoli trainati, disposti in appositi moduli e composti principalmente da un serbatoio di comando, un serbatoio ausiliario, un distributore, un cilindro freno e una serpentina simulante la lunghezza media della condotta passante di un carro.

Le modifiche estetiche alla carrozza tipo X erano limitate all’accecamento di 6 finestrini nella parte centrale della cassa (lato corridoio) e allo spostamento della griglia dell’impianto di condizionamento in una posizione più centrale.

La livrea era costituita da vistose linee diagonali e orizzontali giallo segnale su fondo blu chiaro (schema già applicato alla Carrozza Misure Elettriche e alla carrozza per la sperimentazione dei sistemi frenanti). 

Il carro GABS, appartenente a una serie prototipo con cassa sperimentale (riconoscibile dalle nervature orizzontali sui pannelli della cassa), presentava una testata modificata in modo da accogliere una porta intercomunicante con la carrozza, griglie di ventilazione supplementari e un pannello centrale recante l’insegna del complesso.

Era verniciato nello stesso blu chiaro della carrozza senza però le linee giallo segnale.

Il modello in H0

Dopo aver consultato i disegni tecnici dei due mezzi ed essermi documentato a sufficienza con foto e articoli ho iniziato a cercare sul mercato i due modelli necessari. La scelta è caduta su una UIC-X Rivarossi (art. HR4121) serie 1982 con carenatura e livrea rosso fegato, e un carro GABS di OS.KAR (art. 4114). Quest’ultimo, sebbene non sia del tutto corretto in quanto propone un carro “di serie” con pannelli lisci, è stato scelto poiché di semplice reperibilità, molto solido, con una buona circolabilità e dal prezzo decisamente molto contenuto. In alternativa si potrebbe scegliere uno dei carri Gabs proposti da ROCO (ad esempio l’art. 66806) con nervature di rinforzo sulle pareti che tuttavia non mi ha convinto del tutto. La tipo X di Rivarossi invece è stata scelta per la possibilità di separare telaio, cassa, imperiale e porte di accesso alla vettura. In questo modo sarà più semplice maneggiare il modello durante i lavori e realizzare il corretto schema di verniciatura. Inoltre non sarà necessario ricolorare il telaio che in questo modo manterrà tutte le bellissime tampografie delle marcature di servizio (anche se non correttissime) e ci risparmierà la ricerca di eventuali decals.

Iniziamo i lavori smontando completamente il carro GABS (la cassa si separa dal telaio allargando delicatamente i fianchi per liberare gli incastri col telaio, eventualmente è possibile utilizzare una vecchia scheda telefonica per aiutare il distacco.

Immergiamo la cassa nello sgrassatore (comunissimo Chante-Clair) per qualche ora in modo da cancellare tutte le tampografie, eventualmente possiamo aiutarci con un vecchio spazzolino.

Per togliere i “coperchi” in alluminio degli aeratori ci aiutiamo con un comune cacciavite a testa piatta molto sottile facendo attenzione a non forzare troppo, i coperchi infatti sono incollati alla cassa e tendono a deformarsi facilmente. Al loro posto dobbiamo ricavare delle griglie ad alette orizzontali. Si può ricorrere a una fotoincisione commerciale oppure, come nel mio caso, a dei rettangolini di plasticard (spessi 0.25mm) incisi in orizzontale con una lama molto affilata.

Una griglia di maggiori dimensioni va posta sull’imperiale in corrispondenza dell’ultimo aeratore lato testata “normale” assieme ad un'altra di maggior spessore posta sulla fiancata (per realizzarla ho utilizzato una comune fascetta da elettricisti tagliata a misura).

Adesso dobbiamo occuparci della testata modificata con l’intercomunicante.

Procedendo con molta attenzione e facendo uso di cutter affilati, limette e carta abrasiva andiamo a rimuovere longheroni orizzontali e verticali, maniglie e supporti per i fanali avendo poi cura di lisciare e uniformare per bene tutta la superficie. Ritagliamo un rettangolo di forex o plasticard con spessore 5mm e avente come dimensioni la larghezza del carro e come altezza quella compresa tra il fusto dei respingenti e l’imperiale (abbondando un po con quest’ultima), lo appoggiamo alla testata e con una matita ci segniamo la curvatura del tetto ritagliandola successivamente. In questa fase si può anche non essere troppo precisi in quanto si dovrà poi uniformare il tutto con stucco e carta abrasiva.

Ricavata anche l’apertura dell’intercomunicante incolliamo la parete alla testata e iniziamo il lavoro di rifinitura. Gli spigoli infatti non sono “vivi” e dovranno essere arrotondati mediante l’uso di lime.

Sulla fiancata, in corrispondenza dei tre aeratori centrali, va posta una tabella rettangolare (ricavata dal solito plasticard da 0.25mm) su cui a lavoro finito andrà incollata la decal recante il nome del complesso.

Completiamo il modello con i suoi aggiuntivi, il serbatoio del gasolio nel sottocassa e il mantice tubolare (questi ultimi sono pezzi avanzati da altre elaborazioni).

Per la verniciatura ho utilizzato nero opaco per il sottocassa e i carrelli, grigio antracite per l’imperiale e il Blu Luce (RAL 5012) per la cassa.

Passiamo ora alla carrozza.

Il lavoro qui è molto minore, una volta smontata la carrozza in tutte le sue parti occorrerà solo “tappare” i 6 finestrini centrali lato corridoio (attenzione perché le carrozze Rivarossi hanno incastri diversi tra corridoio e scompartimenti) con dei pezzi di plasticard tagliati a misura e rifinire successivamente la superficie esterna con stucco e carta vetrata.

Grazie ai preziosissimi disegni tecnici e a diverse foto ho potuto anche ricostruire l’interno della vettura che si presenta con un area centrale “open space” dotata di poltroncine disposte a semicerchio, una consolle centrale, diversi monitor e altre apparecchiature.

Per non complicarmi la vita ho utilizzato l’arredo interno originale eliminando le pareti divisorie degli scompartimenti e realizzando un secondo pavimento in cartoncino rigido sul quale ho poi posizionato i divanetti originali riverniciati in blu e realizzato la consolle centrale con forex.

Le pareti sono rivestite con texture disegnate al pc imitanti il laminato di legno, con lo stesso metodo ho “rivestito”poi monitor e apparecchiature.

Nello scomparto adiacente all’aula ho realizzato l’apparecchiatura pneumatica che rappresenta l’impianto frenante dei veicoli ferroviari.

Lo schema di verniciatura della cassa riprende quello utilizzato sulla “Carrozza misure elettriche”, ovvero un fondo blu con fasce diagonali e orizzontali gialle…non troppo semplice ma nemmeno complicatissimo, a patto di lavorare con molta pazienza.

Dopo aver pulito per bene la cassa da eventuali residui di polvere si da una mano di primer (io ho usato quello bianco Tamiya) per dare un fondo aggrappante alla vernice ed evidenziare eventuali difetti di stuccatura.

Si passa quindi a un primo strato di Giallo Segnale, successivamente con nastro Tamiya da 6mm si va a realizzare una mascheratura con la forma delle fasce gialle diagonali e oblique.

Un ulteriore mano leggera di primer seguita poi dal Blu Luce.

Una volta rimosso il nastro vedremo affiorare le fasce gialle sottostanti e quindi la livrea definitiva della carrozza, che dovrà successivamente essere completata con le opportune decals (nel mio caso mi sono state gentilmente omaggiate dall’amico e modellista Giovanni Rossi).

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